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Fallimenti pilotati e usura per truffare il fisco

Maxioperazione tra Toscana e Calabria e 25 arresti tra imprenditori e commercialisti. In dieci anni evasione da 50 milioni di euro

PISTOIA — Gli arresti sono scaturiti da due distinte operazioni messe in essere dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Pistoia. Si tratta delle inchieste "Amici nostri" e "Pluribus", poi confluite in un unico procedimento penale. In tutto sono state 163 le persone denunciate e 25 quelle nei cui confronti sono scattate le misure cautelari eseguite stamattina tra a Pistoia, Firenze, Pescia, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Massarosa, Pieve a Nievole, Quarrata, Scandicci, Vicopisano, Cascina, Capannori, Gioia Tauro, Lamezia Terme e Novara. Due persone sono finite in carcere, le altre ai domiciliari. Quarantuno le perquisizioni eseguite. Nelle attività della banda sono coinvolti anche personaggi che gravitano attorno agli ambienti mafiosi.  

Le accuse sono pesantissime, associazione per delinquere finalizzata all'intestazione fittizia di beni, auto riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, estorsione, assunzioni fittizie finalizzate alle truffe in danno dello Stato, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, evasione d'imposta e false fatturazioni.

Quella che è emersa è una rodata organizzazione criminale composta da imprenditori attivi in vari settori economici a cui prendevano parte anche alcuni commercialisti. Per agevolare alcuni clienti della provincia di Pistoia, l'organizzazione si occupava di 'svuotare' le imprese coinvolte delle proprie risorse. In questo modo ne veniva causata l'insolvenza e in alcuni casi il fallimento. I soldi erano poi riciclati in nuove attività imprenditoriali che subentravano a quelle fallite anche grazie all'impiego di prestanome. 

Le indagini hanno anche accertato l'usura a cui erano soggetti a volte gli stessi componenti dell'organizzazione e la conseguente estorsione per pretendere la restituzione delle somme prestate. 

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